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La Psicologia e gli Psicologi nelle Politiche Attive del Lavoro

Le politiche del lavoro rientrano tra le politiche sociali, cioè quell’insieme di norme, standard e regole che, attraverso la redistribuzione di risorse e opportunità, mirano a garantire a chiunque faccia parte di una società un livello minimo di benessere e di protezione sociale.
La protezione sociale offerta dalle politiche sociali consiste nel limitare l’esposizione a situazioni che possono generare bisogni, cioè stati o condizioni caratterizzati dalla mancanza di qualcosa di importante per la realizzazione sociale dell’individuo.
Le politiche sociali si occupano quindi di integrazione e inclusione degli individui nella società, regolando quegli aspetti della vita delle persone che giocano un ruolo cruciale nel determinare l’essere “dentro” – essere inclusi, integrati – o essere “fuori”, vivere ai margini
della società.
Le politiche del lavoro rientrano a pieno titolo tra le politiche sociali perché per la maggior parte delle persone il lavoro è una delle condizioni fondamentali per la loro integrazione sociale. Il lavoro infatti rappresenta per molti la principale, se non l’unica fonte di reddito ed è quindi
uno strumento basilare per il sostentamento e la soddisfazione dei bisogni primari di un individuo e della sua famiglia.
Il lavoro è anche una delle modalità attraverso le quali si realizza l’inserimento sociale dell’individuo. Lavorare significa svolgere un ruolo nella società, essere inseriti in un sistema di scambi, di relazioni con altre persone, dimostrare a sé stessi e agli altri di essere in grado di
generare valore. In questo senso, il lavoro diventa dunque anche uno strumento di realizzazione personale e di costruzione della propria identità. Si pensi, per esempio, ad una delle più consuete formule di presentazione agli estranei, nella quale al proprio nome si affianca il proprio lavoro: “piacere, sono Maria, sono una psicologa” o “piacere, sono Maria, faccio la psicologa”…

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